L'ISOLA DELLE ROSE

La Storia

L'entità che si voleva costituire sulla piattaforma artificiale prese il nome di Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj (Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose).Si ritiene che il termine Rozoj (in italiano rose) venne mutuato dal cognome di Giorgio Rosa, progettista e costruttore della piattaforma artificiale nonchè ideatore ed ispiratore dell'entità statale, oltre che dalla sua volontà di “veder fiorire le rose sul mare”.

Geografia

La piattaforma sorse a 6,27 (11,612 km) al largo della costa italiana, in prossimità di Torre Pedrera, nel comune di Rimini, dunque a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane. L'Isola confinava esclusivamente con acque internazionali, a eccezione del lato sud-ovest dove avevano limite le acque territoriali italiane. La superficie dell'Isola delle Rose era di 400 mq (0,0004 kmq), mentre quella delle sue acque territoriali era di 62,54 kmq. 

Simboli della Repubblica

L'Isola delle Rose adottò uno stemma rappresentante tre rose rosse, con gambo verde fogliato, raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico, così come descritto dalla Costituzione. Da notare che lo stemma fu riprodotto sul bordo superiore dei foglietti filatelici e riprendeva gli stessi colori (verde, bianco e rosso) della bandiera italiana. Inoltre fu adottato come inno L’Olandese volante” di Richard Wagner.

Lingua ufficiale

L'Isola delle Rose adottò come propria lingua ufficiale l'esperanto per sancire nettamente la propria sovranità e indipendenza dalla Repubblica Italiana, nonchè per ribadire il carattere internazionale della nuova Repubblica.

Valuta

L'Isola delle Rose si dotò di una divisa monetaria per i francobolli: il "Mill". Il valore del Mill all'epoca doveva essere corrispondente a quello della Lira Italiana: il minor valore di francobolli per posta ordinaria era di 30 Mills quando in Italia era di 30 lire, e i foglietti con 10 valori da 30 Mills, equivalenti quindi a 300 Mills, erano venduti a 300 lire mentre i singoli francobolli da 30 Mills affrancati su busta e annullati con timbro e data, a 150 lire.

La creazione della base

Nel 1958 l'Ingegnere  Giorgio Rosa pensò di costruire un telaio di tubi in acciaio ben saldati a terra, da trasportare in galleggiamento fino al punto prescelto (fuori dalle acque territoriali italiane) ed installarlo. Si costituì dunque la SPIC (Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento), con Presidente la moglie dell'Ingegnere. Giorgio Rosa ipotizzò per la posa della sua isola di alzare il basso fondale marino con un sistema di dragaggio della sabbia trattenuta da alghe. I sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una FIAT 500, e proseguirono per tutta l'estate del 1960 con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.

La dichiarazione d'indipendenza

L’isola fu proclamata Stato indipendente il Primo Maggio 1968.

Dopo la dichiarazione d'indipendenza

Le azioni di Rosa furono viste dal governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, dato che l'Isola delle Rose era facilmente raggiungibile dalla costa italiana. Presto la Repubblica Italiana dispose un pattugliamento di motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto vicino alla piattaforma, impedendo a chiunque di attraccarvi e di fatto ottenendo un blocco navale.

In quel momento l'Isola delle Rose aveva soltanto un abitante stabile, Pietro Bernardini, che, dopo aver naufragato nel mare Adriatico durante una tempesta, raggiunse la sicurezza della piattaforma dopo 8 ore in mare; successivamente prese in affitto la piattaforma per un anno.

La distruzione

Quale che fosse il motivo reale dietro la micronazione di Giorgio Rosa, il Governo italiano decise di intervenire fermamente facendo iniziare così gli studi per un immediato affondamento della piattaforma; sacrilegio avvenuto il 26 Febbraio 1969.

Dopo l'affondamento

L'affondamento e il successivo smantellamento durarono una quarantina di giorni, fino a circa metà aprile. A Rimini e lungo tutta la riviera furono affissi manifesti a lutto per il sopruso perpetruato dal Governo Italiano.